Febbraio 20, 2017

Il dividend payout ratio

Leonardo Siligato

Questa sezione è per i trader esperti o che si credono tali. Quindi da te mi aspetto come minimo che tu sappia già cos’è un dividendo e cosa sono gli utili per azione. Se non lo sai, torna a studiare. Ci rivediamo quando hai fatto i compiti.

 

Cos’è il Dividend Payout Ratio

Allora, prima di tutto smettiamola di chiamarlo così. I pro lo chiamano semplicemente Payout Ratio, perché per dire “dividend payout ratio” ci metti tre preziosissimi secondi e il denaro, si sa, non aspetta.

Il payout ratio di una società è una percentuale che ti dice quanta parte dei suoi guadagni essa distribuisce agli azionisti sotto forma di dividendi.

Ad esempio, se la società ha un payout ratio del 60%, vuol dire che ha distribuito agli azionisti 60 euro ogni 100 guadagnati.

 

Come si calcola il Dividend Payout Ratio

Ecco la formula:

Dividend Payout Ratio = Dividendi annuali per azione / Utili annuali per azione

Cioè: per calcolarlo, devi sommare tutti i dividendi che la società ha distribuito in un anno (di solito ne distribuisce uno o due all’anno) e dividere questa somma per gli utili che spettano ad ogni azione (questi di solito vengono pubblicati ogni trimestre, quindi saranno quattro all’anno).

Facciamo un esempio: a fine anno la società distribuisce un dividendo di 2€ per azione e nei quattro trimestri ha pubblicato utili per azione di: 1,20€, 1€, 1,10€ e 0,70€. La somma di questi utili per azione fa 4€. Perciò, il payout ratio della società sarà: 2€ / 4€ = 0,5 = 50%.
Insomma, di tutti i guadagni fatti quell’anno dalla compagnia, metà sono andati agli azionisti sotto forma di dividendi e metà sono in cassaforte.

A questo punto ti chiederai perché la società non distribuisca tutto l’utile agli azionisti. Dopotutto gli spetta di diritto. E cosa ne fa della parte che si tiene?
Beh, prima di tutto, parte dell’utile va messo a riserva per i tempi di magra. E questa non è solo una buona regola contabile (che dovresti seguire anche tu, invece di sputtanare tutto lo stipendio in birra al venerdì) ma è anche un’imposizione di legge, almeno in Italia.
Con quel che resta dell’utile poi, è probabile che l’azienda faccia investimenti (tipo comprare nuovi macchinari, assumere gente o comprarsi altre società che promettono bene) o ci paghi parte dei debiti. C’è anche la possibilità che il CFO se lo spenda a mignotte. Ma non prendiamola in considerazione.

 

Come faccio a capire se il Payout Ratio di una società è buono o no?

Bella domanda, bravo, mi sei sul pezzo. Per capirlo, compariamo i payout ratio di due aziende a caso. Prendiamo per esempio BP (British Petroleum) e Facebook. A fine 2014, BP aveva un payout ratio del 76,9%, mentre Facebook ne aveva uno dello 0%. Che vuol dire? Che è meglio investire in BP rispetto a Facebook?

NO. Perché queste due società sono molto diverse tra loro. BP è una colossale compagnia petrolifera sul mercato da più di cent’anni, che quindi cresce molto lentamente e deve ripagare i suoi azionisti con lauti dividendi, se no le sue azioni non se le compra nessuno (se crescono poco, che te le compri a fare?). Facebook invece, fondata nel 2004, è come uno sbarbato di tredici anni: cresce molto velocemente e quindi può permettersi di non pagare dividendi, perché le sue azioni sono già abbastanza appetitose per gli investitori. Perciò, potendoselo permettere, preferisce reinvestire le barche di soldi che guadagna per farne ancora di più nei prossimi anni.

Ecco perché i payout ratio delle due società non sono comparabili. Per capire se il payout ratio di una compagnia è buono o no, devi paragonarlo a quello di altre aziende simili. Per esempio, puoi comparare quello di BP con quello di Shell, altra società petrolifera megagalattica in giro dalla notte dei tempi. Nel 2014, il payout ratio di Shell era del 79,6%, leggermente meglio di quello di BP.

 

Il Payout Ratio può essere maggiore del 100%?

Sì. Ma quando succede, al contrario di quel che potresti pensare, non è un buon segno. Vuol dire che la compagnia quell’anno ha dato agli azionisti più di quel che ha guadagnato, cioè sta pagando dividendi che non potrebbe permettersi di pagare.

Questo succede per esempio a società che pagano dividendi regolari da molto tempo (di solito società vecchie e molto grandi), e quindi i loro azionisti si sono abituati a quel dividendo. Se arriva un anno di magra, l’azienda dovrebbe a rigor di logica diminuire il dividendo. Ma facendo ciò, potrebbe perdere un bel po’ di azionisti e il prezzo delle azioni potrebbe scendere di molto. Perciò, in questi casi a volte le compagnie decidono di continuare a distribuire dividendi attingendo alle riserve, pur di non perdere azionisti. Un po’ come se un brutto giorno ti licenziassero (toccati), ma tu continuassi a comprare regali alla tua ragazza per paura di essere mollato. Per quanto pensi potrebbe andare avanti?

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