Cerchi azioni sottovalutate? Eccone 6… e mezza

9 maggio | Leonardo Siligato

Cercare azioni sottovalutate in borsa è un po’ come cercare tartufi: puoi sapere in che campo andare a guardare e avere un cane dal naso fino, ma non è detto che ne trovi.
Per fortuna ci siamo noi segugi di BUX che, con i nostri potenti mezzi*, ne abbiamo trovate sei (e mezza) che vi presentiamo qui di seguito.

Prima di vederle però, chiariamo una cosa: come si fa a dire che un titolo è sottovalutato? Per farlo, bisogna paragonare il prezzo di una società al suo valore, cosa tutt’altro che banale. Esistono però diversi indicatori che si possono utilizzare per capirlo. Noi ne abbiamo usato uno chiamato PEG ratio**.

Il PEG ratio compara il prezzo di un’azione con i profitti della società e con il loro tasso di crescita previsto per i prossimi anni. Più è basso il prezzo rispetto a profitti e crescita, più la società è “in saldo”.

Perciò, in parole povere: più è basso il PEG ratio, più le azioni della società sono considerate a buon mercato. Se esso è minore di 1, l’azienda è probabilmente sottovalutata, se è maggiore, probabilmente è sopravvalutata. Per chi vuole approfondire, eccolo spiegato nel dettaglio.

Detto questo, vediamole subito!

1. Fiat Chrysler

Che abbiate sotto al culo una Maserati, una Jeep o una molto più probabile Fiat Panda, quando l’avete comprata, i vostri soldi sono finiti al gruppo automobilistico nato dalla fusione tra Fiat e l’americana Chrysler, che comprende anche un sacco di altri marchi. Con tutti i suoi brand, Fiat Chrysler si colloca in tutte le categorie di prodotto dell’industria automobilistica, dalle utilitarie alle supercar. Secondo gli analisti, il suo PEG ratio è di 0,24, che sarebbe più o meno come trovare una Maserati Granturismo in offerta a 24mila euro. Come mai? Sarà perché è ancora sotto la lente dell’Environmental Protection Agency statunitense, che l’ha accusata di aver violato le norme sulle emissioni. Il che potrebbe costarle una multa di 4,6 miliardi di dollari.

2. ArcelorMittal

Immaginate una montagna di lamiere, binari, tubi e fil di ferro da un milione di tonnellate. Fatto? Ecco, questo colosso siderurgico lussemburghese ne produce cento volte tanto ogni anno. Il che nel 2016 gli ha fruttato quasi 6 miliardi di profitti. Ha un PEG di 0,28, che gli vale un giudizio “buy” da parte di diversi analisti. Occhio però: l’andamento del suo titolo è fortemente legato all’andamento della borsa: allo scoppiare di una crisi è uno dei primi ad andare a gambe all’aria!

3. Glencore

Chi ha detto che gli svizzeri sanno fare solo cioccolata? Questa società mineraria e commerciale elvetico-britannica non solo estrae metalli, carbone, gas e petrolio da miniere e pozzi di mezzo mondo, ma commercia qualsiasi cosa, dall’acido solforico alla carne (in contenitori ben separati, si spera). Ha un PEG ratio di 0,39, che sul medio-lungo periodo potrebbe renderla una miniera d’oro (letteralmente). Anche per lei vale però quanto detto per ArcelorMittal: il suo prezzo segue molto l’andamento dei mercati.

4. Peugeot

Dal suo quartier generale di Parigi, la famiglia Peugeot controlla non solo l’omonima casa automobilistica, ma anche Citroën e Opel, da poco strappata a General Motors. Secondo gli analisti, il suo PEG ratio è di 0,48: il suo prezzo sarebbe quindi scontato di oltre la metà rispetto al suo valore ipotetico. Del resto, le macchine francesi sono note per essere economiche.

5. SBM Offshore

Avete scoperto un giacimento di petrolio nel laghetto dietro casa ma non sapete come tirarlo fuori? Forse SBM Offshore vi può aiutare. Questo gruppo olandese quotato sulla borsa di Amsterdam progetta impianti di estrazione offshore (quindi in mezzo al mare, ma credo che per il laghetto dietro casa vostra possa fare un’eccezione) e li vende o li affitta alle multinazionali petrolifere. Ha un PEG ratio di 0,79 e il rating medio degli analisti al momento è un “buy”. Attenzione però: Il suo andamento in borsa è, anche se non direttamente, legato al prezzo del petrolio.

6. Morgan Stanley

Questa gigantesca banca d’affari americana gestisce qualcosa come 1.300 miliardi di dollari di capitali; tipo il Pil della Russia, per intenderci. Insomma, più che una banca, una (grande) nazione. Nonostante dall’elezione di Trump i prezzi dei titoli bancari siano schizzati alle stelle, il suo PEG ratio di 0,88 suggerisce che Morgan Stanley potrebbe essere ancora scontata, anche se non di molto. La società solitamente sgancia anche degli onesti dividendi.

6 ½. BP

Questo gigante del petrolio quotato sulla borsa di Londra paga ottimi dividendi e sarebbe dovuto stare al primo posto nella nostra classifica, perché ha attualmente un PEG ratio di 0,19: come trovare un paio di scarpe della Nike in saldo a meno di 20 euro, per intenderci. Solo che le scarpe della Nike non dipendono (troppo) dal prezzo del petrolio, BP sì, e anche di brutto. Le stime sulla sua crescita futura sono infatti basate sulle previsioni degli analisti su questo prezzo. Ma esso è molto volatile e dipende da un sacco di fattori, tra cui l’umore dei leader politici di paesi come Russia, Stati Uniti, Arabia Saudita e Iran. Se il greggio scivolasse sotto i prezzi (già bassi) dell’ultimo periodo, la società potrebbe avere qualche problemino. Forse è per questo che, nonostante il PEG bassissimo, il rating più diffuso tra gli analisti è un tiepido “hold”.

 

* I dati riportati in questo articolo sono presi da Yahoo Finance. L’autore non ha alcuna responsabilità sulla loro correttezza. L’articolo non costituisce un invito all’investimento.

** Questo metodo si basa su delle previsioni, non su dati certi. Perciò grossi eventi improvvisi (tipo: arriva uno tsunami che rade al suolo tutte le fabbriche di una società) non sono contemplati (né contemplabili) nel calcolo del PEG. Per questo è sempre importante diversificare i propri investimenti e non mettere tutto il proprio capitale in una sola azienda o un solo settore. Inoltre, è bene non basarsi su un solo metodo di valutazione ma usarne diversi, come l’osservazione del P/E o dei Free Cash Flow, qui non utilizzati per motivi di spazio e tempo.

Scritto da

Leonardo Siligato

Laureato in Economia e Finanza alla Bocconi, è specializzato in Economia e Management dell’Innovazione Tecnologica presso la stessa università, dove ha lavorato come assistente di ricerca per un po’. Dopo un paio d’anni a Radio 24, nelle redazioni di Focus Economia e La Zanzara, è approdato a BUX, dove scrive di finanza per voi. Amante dell’alta montagna, per vivere non poteva scegliere posto migliore dei Paesi Bassi. Lo trovi su BUX come @Siligon_Valley e su Twitter come @leosiligato.

Disclaimer: tutte le opinioni, le analisi e i punti di vista espressi negli articoli sono da considerarsi dell'autore e non rappresentativi della visione di BUX. Né BUX, né l'autore forniscono consulenza finanziaria e questi articoli non dovrebbero essere considerati come tali.

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