Comunque si muova, non ti illudere: la benzina non scenderà.

Petrolio: come si muoverà il prezzo? Cosa tenere d’occhio

4 agosto | Cristóbal Crespo

Se stai per investire sul petrolio, ci sono alcuni indicatori chiave che non puoi trascurare. Nessuno ha la sfera di cristallo quando si tratta di prevedere i movimenti di prezzo del greggio ma, sapendo dove cercare dati e statistiche, e conoscendo gli eventi da tenere d’occhio, sarai in grado di fare delle previsioni più informate. Perciò, ecco cosa tenere sotto controllo se vuoi diventare un trader sul mercato del petrolio.

1. Le riunioni dell’OPEC

L’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Organization of the Petroleum Exporting Countries) è il più grande cartello petrolifero al mondo. Il suo obiettivo principale è di impedire al prezzo del greggio di scendere troppo. Sì, lo so, in teoria si chiama collusione e, se la facessero delle aziende, gli amministratori andrebbero in galera. Ma qui parliamo di Stati sovrani, che controllano più o meno la metà della produzione mondiale di petrolio e hanno l’80% delle riserve, quindi vaglielo a dire… Quando i ministri del Petrolio di questi Stati si incontrano, il prezzo del greggio di solito comincia a impazzire, colpito da forte volatilità. Come regola del pollice (quindi da prendere con le pinze), se escono dalla stanza tutti d’accordo, il prezzo sale, se qualcuno di loro non accetta le condizioni degli altri, questo scende.

2. La stabilità politica nei Paesi produttori

Il prezzo del petrolio è molto sensibile alle vicissitudini politiche, economiche e sociali dei Paesi produttori. Ironicamente (o forse no), la maggior parte del greggio mondiale si trova sotto il culo di nazioni tutt’altro che stabili. Pensa a Venezuela, Iraq, Kuwait e Iran. Crisi geopolitiche, colpi di stato guerre e conflitti armati interni possono ridurre di molto la produttività di un Paese o generare incertezza sulla sua capacità produttiva futura, facendo salire il prezzo sul breve termine o generando comunque volatilità.

3. Le riserve negli Stati Uniti

Ogni mercoledì, la EIA (Energy Information Administration), agenzia statunitense che rilascia analisi e dati sull’industria energetica in maniera indipendente, pubblica i dati sulle riserve di petrolio accantonate negli Stati Uniti. Quando le scorte sono troppo alte (più alte del previsto), il prezzo tende a scendere. Un po’ come quando il supermercato sotto casa mette il prosciutto in saldo perché ne ha troppo in magazzino e comincia a diventare color cacca.

4. Il PIL dei maggiori importatori

Un altro buon indicatore di come si potrebbe muovere il prezzo del petrolio è lo stato di salute dei Paesi che ne importano di più, come l’India ma soprattutto la Cina. Il modo più comune di misurare la salute di un’economia è guardare la crescita del suo PIL, il valore di tutti i beni e servizi prodotti in quell’economia in un dato tempo. Chi investe in petrolio tiene sott’occhio più che altro le stime sulla crescita del Pil cinese: quando queste diminuiscono, vuol dire che gli analisti si aspettano che l’industria cinese produrrà meno e perciò consumerà meno petrolio. Questo può farne scendere il prezzo.

5. Il meteo

Il cattivo tempo non rovina solo le vacanze alla gente. Gli uragani che spesso si abbattono sul sud degli Stati Uniti da giugno a novembre possono rovinare anche i piani produttivi di un bel po’ di aziende petrolifere. La maggior parte degli impianti di raffinazione infatti si trovano sul Golfo del Messico, proprio la zona maggiormente colpita da questo genere di calamità. Nel 2005 ad esempio, l’uragano Katrina danneggiò seriamente un bel po’ di raffinerie del Golfo che, a causa dei blackout dovuti alla tempesta, ebbero grossi problemi di distribuzione. Il meteo può influire poi anche sulla domanda di carburanti: inverni più freddi significano termosifoni che consumano di più.

6. I grandi esodi estivi

Due parole: Road trip. D’estate la gente, se ha due soldi in tasca, piglia e parte. Per il mare, per la montagna, per la campagna o per dove vuole, ma parte. Che siano in macchina, in pullman, in treno o in aereo, le partenze hanno bisogno di carburante. Che si fa col petrolio. E i produttori godono.

6½. La diffusione di auto elettriche

L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA, da non confondere con la EIA di cui parlavamo prima), oltre a una serie di report sulla produzione e sulle scorte mondiali di petrolio, rilascia annualmente un rapporto sulla diffusione delle auto elettriche. Questo documento dà un’indicazione di quanto in fretta stia crescendo questo mercato. Che, indirettamente, potrebbe rappresentare una minaccia per il petrolio. Ma al momento, le auto elettriche rappresentano una briciola in confronto al totale delle auto in circolazione. E a dire la verità, molta elettricità viene comunque ancora prodotta con derivati del greggio. Quando la maggior parte delle auto andrà ad energia solare, allora forse Shell e BP potranno cominciare a preoccuparsi.

 

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