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Bitcoin: 6 fatti (e mezzo) da ricordare

21 luglio | Stephanie Tan

Da quando il bitcoin è stato introdotto nel 2009, un sacco di cose sono cambiate. Mentre all’inizio era visto come la valuta degli spacciatori e dei trafficanti d’armi sul dark web, ora è addirittura diventato moneta legale in Giappone. In questi anni, tra salite e crolli del suo valore, c’è chi con questa criptovaluta è diventato milionario e chi si è rovinato, lasciandoci preziosi aneddoti degni di essere ricordati.

Perciò, abbiamo raccolto per voi i sei momenti (e mezzo) da ricordare nella storia del bitcoin.

1. Quei 27 dollari dimenticati

Nel 2009, uno studente norvegese di nome Kristoffer Koch scopre l’esistenza dei bitcoin facendo ricerche per una tesi sulla crittografia. Decide di comprarne un po’ per scherzo e presto se li dimentica. Nel 2013, il valore della valuta sale così tanto da attirare l’attenzione dei telegiornali. Ricordandosi solo allora dell’investimento, Kristoffer si mette al computer nel tentativo di ritrovare la password creata quattro anni prima.

Dopo aver probabilmente tirato giù tutto l’olimpo vichingo, il ragazzo riesce finalmente ad accedere al suo portafoglio virtuale. I 5 mila bitcoin comprati al prezzo totale di 27 dollari valgono ora circa 886 mila dollari. Con un quinto della somma Kristoffer si è comprato un appartamento, col resto non so cosa ci abbia fatto. Ma spero per lui che non li abbia ancora spesi tutti: dal 2013 ad oggi il loro valore è aumentato ancora di 26 volte.

2. Quella pizza rimasta sullo stomaco

Il primo acquisto di sempre in bitcoin fu effettuato nel 2010 da un programmatore chiamato Lazlo Hanyecz. Avendo trovato una catena di pizzerie che miracolosamente accettava la criptovaluta, decise di pagare due pizze con 10 mila bitcoin, pensando probabilmente di fare un buon affare. Attualmente quella somma vale 26 milioni di dollari. Bell’affare di merda.

E per chi volesse giustificare il povero Lazlo dicendo che non avrebbe potuto saperlo… beh quel giorno 10 mila bitcoin valevano comunque 41 dollari. Avete mai pagato due pizze 41 dollari???

3. Il crollo del mercato nero

Vi ricordate Silk Road, famigerato sito di e-commerce del dark web? Su questa piattaforma creata nel 2011, anche nota come “l’eBay della droga”, si poteva trovare qualsiasi tipo di sostanza stupefacente e non solo. Ovviamente, pagando con PayPal su un sito del genere avreste avuto la narcotici a casa la mattina dopo. Ecco perché il bitcoin, che garantisce l’anonimato nelle transazioni, diventò brevemente la moneta più usata per gli scambi su questo portale.

Nel 2013 l’FBI chiuse il sito e arrestò il suo fondatore, sequestrando i bitcoin suoi e di tutti gli account presenti sulla piattaforma. Essendo al tempo quello l’utilizzo primario del bitcoin, al diffondersi della notizia, la valuta perse il 22% del proprio valore in tre ore. La cosa sorprendente fu che si riprese altrettanto velocemente.

4. Il più grande furto di bitcoin della storia

La più grande borsa di bitcoin si chiamava Mt. Gox e aveva sede a Tokyo. Nel suo momento più florido, la borsa virtuale regolava oltre il 70% delle transazioni in bitcoin di tutto il mondo. Nel 2014 però, la compagnia che la gestiva collassò in maniera tanto epica quanto inaspettata. Quasi mezzo miliardo di dollari in bitcoin erano svaniti nel nulla. Una storia torbida, che potete leggere più a fondo qui.

5. La prima grande banca ad accettare bitcoin

All’inizio, le grandi banche vedevano la nuova valuta con sospetto e preoccupazione. Non tanto per il suo utilizzo nelle attività criminali (per cui comunque si usa sempre il caro vecchio contante), bensì perché l’economia del bitcoin non ha bisogno di banche: è la rete che certifica i pagamenti e svolge quindi il ruolo di garante che esse hanno sempre avuto nelle operazioni di finanziamento e nei pagamenti. Inoltre col bitcoin non c’è bisogno di casseforti né di riserve.

Quando però arriva un’innovazione così potenzialmente distruttiva per il tuo business, puoi fare due cose: tentare di combatterla (sapendo già che perderai in partenza), o farla tua il prima possibile. Barclays fu la prima grande banca a capire questa cosa, essendo stata la prima accettare pagamenti in bitcoin, nel 2015. Come si dice: se non puoi batterli, unisciti a loro!

6. Quella casa pagata un milione in meno

In un’intervista con Bloomberg Markets, il direttore delle vendite di Bitpay raccontò la storia affascinante di come un uomo comprò una casa in bitcoin ma nel processo risparmiò involontariamente 1,3 milioni di dollari.

Bitpay, una sorta di PayPal per bitcoin, era stata contattata da un agente immobiliare, il quale aveva ricevuto un’offerta da un cliente che voleva pagare in criptovaluta. Bitpay fece da intermediario, e le parti raggiunsero un accordo alla cifra di 4 milioni di dollari.
Quando la transazione cominciò, un bitcoin valeva 750 dollari. Ma prima che questa fosse finita, il prezzo della valuta era schizzato a 1.000 dollari. Perciò, di fatto, il tizio ottenne uno sconto di un quarto del valore (un milione) sulla casa. Già che c’era, avanzandogli tutti quei soldi, decise di comprarsi anche una Lamborghini.

6 ½. La hard fork

Il bitcoin ha un problema di scala: man mano che il numero di transazioni aumenta, queste richiedono sempre più tempo, facendo aumentare anche le commissioni. Per ovviare a questo problema, sono state proposte due soluzioni da due diverse fazioni: da un lato i miners e dall’altro il Core, un gruppo di programmatori che mantengono la rete. Se queste due fazioni non trovano un accordo entro l’1 agosto 2017, si avrà una “hard fork”, cioè un biforcamento della rete che supporta le transazioni, che dividerà il bitcoin di fatto in due monete diverse.

Nonostante sembra le due parti stiano giungendo ad un accordo, nessuno sa ancora cosa succederà e, all’avvicinarsi della data, la volatilità del bitcoin crescerà sempre più. Perciò tenetevi forte, e preparatevi ad agire in fretta, quando l’esito sarà chiaro!

Scritto da

Stephanie Tan

Penna nomade con un passato nelle pubbliche relazioni e nei media, Stephanie scrive ora di borsa e finanza per voi. Forse la matematica non è il suo forte, ma nessuno la batte quando c’è da investigare sui retroscena delle società quotate, specialmente di quelle hi-tech.
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