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Snap Inc. (Snapchat)

1 marzo | Leonardo Siligato

Cos’è Snap Inc.

Snap Inc. (Snap per gli amici) è la società che possiede Snapchat: ennesimo social network su cui buttare ore ed ore della vostra – già socialissima – giornata.
Oltre a Snapchat (su cui torniamo subito), l’azienda basata a Venice, Los Angeles, fa altri due prodotti: gli Spectacles, occhiali da sole con camera integrata per fare foto e video senza farvi sgamare e condividerli ovviamente su Snapchat, nonché la app Bitmoji, con cui potete trasformare le vostre foto in cartoni animati, a qualsiasi scopo pensiate questo possa servirvi (non me ne viene in mente manco uno).

Cos’è Snapchat

Snapchat, prodotto principale di Snap, è una app con cui mandare messaggi, foto e video. Tipo Whatsapp, per intenderci. La sua particolarità però sta nel fatto che tutto ciò che inviate ai vostri contatti sarà visualizzabile solo per 24 ore, poi sparirà (o quasi).
Tale caratteristica, che all’inizio aveva reso il social network particolarmente apprezzato da coloro a cui piace mandare in giro foto dei propri genitali salvo poi pentirsene, in realtà è venuta un po’ a mancare da quando Snapchat ha reso possibile il salvataggio delle immagini. Perciò, se vi piace immortalare e condividere le vostre porcate, non fatelo con Snapchat. Le foto che inviate spariranno il giorno dopo, ma nessuno vi dice che qualcuno dei vostri contatti non le abbia salvate per svagarsi in un secondo momento o, peggio ancora, ricattarvi.

A parte questa peculiarità, Snapchat presenta altre differenze rispetto agli altri social principali. Per esempio, potete aggiungere filtri ai vostri selfie per sembrare più pirla.

Un’altra funzione di Snapchat è quella delle “storie”, con le quali un utente può creare un racconto con i propri video o foto. Questa è forse la sua funzionalità più originale e, a mio parere, quella che ha introdotto davvero qualcosa di nuovo nella scena dei social network (tant’è che è stata prontamente copiata da Instagram e Whatsapp).

Come fa Snap a fare i soldi

Come tutti i social, Snapchat fa il cash principalmente con la pubblicità. Nella sua sezione “Discover”, media di vario genere possono pubblicare “storie” sponsorizzate, spartendosi il ricavato dello sponsor con Snap. Pare però che questo metodo di monetizzare cambierà presto, e con tutta probabilità Snap comincerà a vendere direttamente spazi pubblicitari fra un contenuto e l’altro, come fanno Facebook e Google.
Oltre ai contenuti della sezione “Discover”, le aziende possono anche sponsorizzare filtri per le foto per attirare la vostra attenzione quando siete nei paraggi di un loro negozio. Per esempio, quando passate vicino ad un fast food, sul vostro Snapchat potrebbe apparire un nuovo filtro che trasforma la vostra faccia in un hamburger (non chiedetemi perché questo dovrebbe invitarvi a comprare effettivamente un panino, ma pare che funzioni).
Un altro modo per fare gli sghei sono gli occhiali Spectacles di cui parlavamo su, i quali costano intorno ai 130 dollari al paio. Mica regalati.
Grazie a queste fonti di reddito, nel 2016 la società avrebbe settuplicato i propri incassi rispetto all’anno prima, passando da quasi 60 milioni di dollari a più di 400 milioni.

Chi sono le concorrenti di Snap

Come avrete intuito, le concorrenti di Snapchat si chiamano Facebook e Google (qualcuno ci metterebbe anche Twitter, se l’uccellino desse segni di vita). Tra le due, probabilmente Facebook è la concorrente più diretta, dato che possiede anche Whatsapp e Instagram, con entrambe le quali Snapchat presenta qualche somiglianza.
Ovviamente, Facebook e Google hanno ordini di grandezza imparagonabili a quello della nuova arrivata. Per darvi un’idea, mentre Snapchat nel 2016 ha fatturato intorno ai 400 milioni di dollari, Facebook ne ha incassati 27,6 miliardi. Lo stesso rapporto che c’è tra l’economia del Botswana e quella svizzera.
Ma questo non vuol dire che Snap non sia temuta dalle due superpotenze del web. A riprova di ciò, secondo la stampa, nel 2013 entrambe avrebbero provato a comprarla. Per portarsi a casa tutto il cucuzzaro, Zuckerberg avrebbe offerto ai fondatori di Snapchat 3 miliardi di dollari, mentre quelli di Google si sarebbero spinti addirittura a 4 miliardi. Il Ceo Evan Spiegel ha però rifiutato tutte le offerte, definendole “non molto interesssanti”. Che bomber.

Chi ha creato Snap

Nel 2011, l’attuale Ceo Evan Spiegel presentò l’app come progetto per un corso di Product Design all’università di Stanford. Inutile dire che alla presentazione fu perculato da tutti i suoi compagni di corso. Adesso vive a Los Angeles in una villa da 12 milioni di dollari. Con Miranda Kerr.
Insieme a lui, alla creazione dell’app e alla fondazione della società prese parte anche un suo compagno di confraternita: l’informatico Bobby Murphy (no, non è parente di Eddie, per quanto ne sappiamo), il quale ora si guadagna da vivere come Cto dell’azienda e ha un patrimonio stimato di 4 miliardi di dollari. Nel 2014 è stato inserito da Time tra le 100 persone più influenti al mondo.
Al momento, Spiegel e Murphy detengono ciascuno il 21,8% delle azioni di Snap Inc. e insieme possiedono il 70% dei diritti di voto.
In un primo momento, alla startup lavorò anche un altro loro compagno, Reggie Brown, di cui però parliamo più in là perché merita un capitolo tutto suo.

Quanto è grande Snap

Quattro numeri: a fine 2016 l’azienda contava 158 milioni di utenti attivi giornalieri (contate che Twitter ne ha 140 milioni) e dava lavoro a 1.859 dipendenti. Come dicevamo, il suo ultimo fatturato si aggirava attorno ai 400 milioni di dollari, ma la società non è ancora in grado di fare utili e nel 2016 ha generato una perdita di 515 milioni di dollari.

L’ IPO di Snap

Snap Inc. si è quotata in borsa giovedì 2 marzo 2017. Grazie all’IPO, la società ha tirato su 3.4 miliardi di dollari dai nuovi azionisti, che però non hanno ricevuto alcun diritto di voto. Il prezzo delle azioni all’apertura è stato di 17 dollari, ma nel corso della prima giornata di contrattazioni è schizzato del 44%, a 24, 48 dollari. A questo prezzo, il valore totale della compagnia è di oltre 28 miliardi di dollari.
Se dividete questa cifra per le vendite della società, ottenete un rapporto prezzo-vendite di circa 70. Per fare un paragone, Facebook ha un rapporto prezzo-vendite di 12,6 e Google di 5,2.

Curiosità

Come ogni startup che si rispetti, anche Snap ha avuto la sua disputa legale tra fondatori. Perché fin quando si gioca sono tutti amici, ma quando si inizia a sentire l’odore dei soldi, ognuno vuole una fetta della torta. E prontamente c’è qualcuno che dalla torta viene escluso. In questa storia l’escluso è Reggie Brown, di cui parlavamo prima.
Nel 2013, Reggie Brown cita in giudizio i suoi due compagni di confraternita a Stanford Evan Spiegel e Bobby Murphy per avergli fottuto l’idea e averlo scaricato. Durante il processo, Reggie sostiene che il concept iniziale della app sia stata farina del proprio sacco, e di aver creduto di essere socio alla pari degli altri due. Evan e Bobby però non sono dello stesso avviso, e dichiarano che per loro Reggie era solo uno stagista.
La battaglia legale va avanti per più di un anno, fino a quando i due riconosccono a Reggie Brown l’idea iniziale di Snapchat e lo risarciscono con una somma tenuta segreta. Questa viene svelata solo a febbraio 2017, con la richiesta di quotazione di Snap: 157,5 milioni di dollari. Non male come rimborso spese per uno stage.

Scheletri nell’armadio

Il 31 dicembre 2013, Snapchat è stata attaccata da hacker che sono riusciti a mettere le mani su 4,6 milioni di nomi e numeri di cellulare degli utenti, pubblicandoli su Internet. Non bello.

Scritto da

Leonardo Siligato

Laureato in Economia e Finanza alla Bocconi, è specializzato in Economia e Management dell’Innovazione Tecnologica presso la stessa università, dove ha lavorato come assistente di ricerca per un po’. Dopo un paio d’anni a Radio 24, nelle redazioni di Focus Economia e La Zanzara, è approdato a BUX, dove scrive di finanza per voi. Amante dell’alta montagna, per vivere non poteva scegliere posto migliore dei Paesi Bassi. Lo trovi su BUX come @Siligon_Valley e su Twitter come @leosiligato.

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