Criptovalute: cosa sono e come scambiarle

3 agosto | Stephanie Tan

Le borse per scambiare criptovalute stanno diventando sempre più affollate ultimamente. Anche grazie alla fama del bitcoin, sono passate dalla nicchia al mainstream come Matthew McConnaughey dopo Dallas Buyers Club.

Otto anni fa, la gente non sapeva manco cosa fosse, una criptovaluta. Le conoscevano solo spacciatori e criminali di vario genere che le usavano sul dark web per trafficare qualsiasi cosa di illegale ti venga in mente, dalle metanfetamine agli organi umani.

Oggi però, alcune criptovalute sono accettate come mezzo di pagamento da compagnie rispettabili come Lamborghini o Microsoft. Perciò, se ancora non l’hai fatto, è ora di metterti al corrente su come funzionano le criptovalute e le borse virtuali su cui si scambiano.

Cos’è una criptovaluta?

Messa giù semplice, una criptovaluta è una moneta virtuale con cui puoi pagare ed essera pagato come con ogni altra moneta. La differenza è che non viene emessa da nessuna banca centrale ma è creata e gestita da una rete di utenti, e permette di fare transazioni in anonimato. La sua sicurezza è garantita dalla crittografia, che dovrebbe metterla a riparo da frodi o furti.

La prima criptovaluta di sempre è stata il bitcoin, inventata da un tal Satoshi Nakamoto nel 2008. A dire il vero, nessuno sa chi si nasconda dietro questo nome, né se si tratti di una sola persona o di un gruppo di programmatori. Ad ogni modo, lo scopo di Nakamoto era di creare un sistema di pagamenti elettronico peer-to-peer che non avesse bisogno di intermediari né dell’autorità di una banca centrale (di cui invece hanno bisogno le valute comuni: gli euro valgono solo perché sono garantiti dalla BCE, se no sarebbero carta straccia).

Per fare ciò, ideò una valuta in cui questa autorità veniva sostituita dall’autorità di una rete di utenti, che tutti insieme garantivano la correttezza degli scambi.
Per essere valida infatti, ogni transazione in criptovaluta deve essere verificata da più utenti appartenenti alla rete peer-to-peer, i quali mettono a disposizione i loro computer per svolgere quest’operazione. In cambio di questo servizio, vengono ricompensati dalla rete stessa con nuove unità di valuta. Questi utenti si chiamano “miners” (minatori), perché col loro lavoro “trovano” nuovi bitcoin, un po’ come i minatori trovano l’oro in miniera.

La tecnologia che permette tutto questo viene chiamata blockchain. La blockchain è un registro fatto di “blocchi” su cui vengono via via memorizzati i trasferimenti di bitcoin. Quando lo spazio su un blocco finisce, si aggiunge un altro blocco. È un po’ come i raccoglitori che usavi a scuola, in cui aggiungevi nuovi fogli man mano che riempivi quelli vecchi.

Questo registro è condiviso da tutti gli utenti della rete (ma non è detenuto da nessuno di loro, quindi non può essere modificato da una sola persona) e contiene tutti i pagamenti che sono stati fatti da quando il bitcoin è stato creato. Quando un utente fa richiesta di trasferire un bitcoin ad un altro, i miners scorrono tutto il registro, ricostruendo la storia di quel bitcoin: se esso è legittimamente posseduto da chi sta facendo il pagamento, esso viene autorizzato, altrimenti no. Questo virtualmente assicura che i bitcoin non possano essere rubati. A meno che uno non lasci la password del suo portafoglio incustodita, ovviamente.

Quali sono le criptovalute più importanti?

Oltre ad essere la prima, il bitcoin è di gran lunga la più importante: al valore attuale di mercato, i bitcoin esistenti valgono in totale 45 miliardi di dollari. E pensare che all’inizio non se li cagava nessuno. Se ci avessi investito 100 euro sette anni fa, adesso avresti in banca 70 milioni. Ma la storia non si fa coi se e coi ma, purtroppo per te.

Vista l’impennata del suo valore negli ultimi anni, una serie di altre criptovalute molto somiglianti hanno cominciato a saltar fuori come funghi, sperando di avere ugual fortuna. Queste valute vengono chiamate in gergo “altcoin” e, nonostante pubblicizzino come “versioni migliorate del bitcoin”, si basano sulla stessa tecnologia (la blockchain).

Ad oggi, si contano più di 700 altcoin. Quelle che stanno avendo più successo come alternativa al bitcoin sono l’ethereum, il ripple e il litecoin. Su di esse però, il bitcoin ha il vantaggio di essere riconosciuto come moneta legale in Giappone, il che ne aumenta parecchio la credibilità rispetto alle altre.

Come faccio a comprare criptovalute?

Per vendere e comprare criptovalute come il bitcoin, devi andare su una borsa virtuale e aprire un portafoglio. Questo funziona come un conto bancario online su cui vengono registrate le tue transazioni in criptovaluta. Di solito le borse ti permettono di scegliere il livello di sicurezza che preferisci. Non scendiamo qui nel dettaglio, ma credimi, è meglio scegliere il più sicuro possibile.

Mentre la blockchain in sé è sicurissima, le borse di criptovalute hanno infatti i loro rischi. Un esempio? Leggi la storia di Mt. Gox, un tempo la più grande borsa virtuale di bitcoin, oggi fallita dopo aver “perso” nel nulla milioni di dollari di bitcoin. Perciò, prima di affidarsi a una delle (ormai tante) borse virtuali di criptovalute su Internet, conviene informarsi bene sul suo conto.

Ad ogni modo, ci sono delle alternative vantaggiose alle borse di criptovalute. Una di queste sono i CFD di BUX.

I vantaggi di fare trading sul bitcoin con i CFD

Al momento in cui scriviamo, un bitcoin vale 2800 dollari. E se volessi investire di meno? Come fai? Facile: con una piattaforma di trading come BUX. Attraverso i CFD sui bitcoin (contratti derivati che seguono le variazioni di prezzo della criptovaluta), puoi investire quanto vuoi: il valore del tuo investimento seguirà esattamente l’andamento del prezzo del bitcoin in termini percentuali. Figo, no? Così uno può provare senza rischiare troppi soldi.

Inoltre, BUX opera sotto le regole della Financial Conduct Authority inglese che, attraverso lo Schema di Compensazione dei Servizi Finanziari, impedisce che il tuo investimento sparisca nel nulla in caso di fallimento del broker (cosa che invece può succedere con le borse virtuali: vedi il caso di Mt. Gox). Ovviamente, il rischio che il prezzo vada al contrario di come tu hai predetto (il cosiddetto rischio di mercato) c’è sempre, ma quello è ineliminabile. Scopri di più su come fare trading sul bitcoin con BUX.

Scritto da

Stephanie Tan

Penna nomade con un passato nelle pubbliche relazioni e nei media, Stephanie scrive ora di borsa e finanza per voi. Forse la matematica non è il suo forte, ma nessuno la batte quando c’è da investigare sui retroscena delle società quotate, specialmente di quelle hi-tech.
Cercala su BUX: @Stephtrades

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