Puoi chiamare lui, ma forse è meglio se prima leggi qui sotto

Trading sul petrolio: dove si compra un barile?

26 giugno | Leonardo Siligato

Vi siete mai chiesti come si fa a comprare il petrolio? Io sì. Ogni volta che il prezzo scendeva di brutto pensavo: questo sarebbe un buon momento ber comprare qualche barile di greggio e metterlo in cantina, aspettando che risalga.

Poi ho scoperto come funzionava il mercato del petrolio e ho capito che impilare barili nel seminterrato non era necessario. In questo articolo vi spiego perché, ma partiamo dalle basi.

Il petrolio è tutto uguale?

In teoria sì, in pratica no. In teoria il petrolio è una commodity, cioè una materia prima il cui valore è dato da caratteristiche che non cambiano da barile a barile: con qualsiasi barile di petrolio posso farci la stessa quantità di benzina, quindi non mi interessa se mi vendi questo o quell’altro.

In realtà però, ci sono diversi tipi di petrolio. Alcuni sono più “leggeri” (cioè meno densi), altri più “pesanti”; alcuni più “dolci” (contenenti meno zolfo) altri più “aspri” (con più zolfo). È un po’ come le mele rosse: ci sono le Fuji, le Pink Lady, le Stark ecc. Sono tutte mele rosse, ma un tipo è più dolce e uno più aspro, e per questo hanno prezzi differenti. Quindi è ragionevole che anche petroli diversi abbiano prezzi diversi, no? In generale, i petroli leggeri e dolci sono più pregiati perché è più facile raffinarli e quindi tendono a costare più degli altri.

Ma come si fa a riconoscere un petrolio dall’altro? Coi benchmark.

I benchmark

Mai sentiti nominare? I benchmark sono tipi di petrolio il cui prezzo viene usato come riferimento negli scambi: se il prezzo di uno di questi benchmark si aggira attorno ai 40 dollari al barile e tu mi vuoi vendere un petrolio simile (per leggerezza e dolcezza) a 100 dollari, te lo puoi tenere, grazie.

Esistono diversi benchmark per il petrolio, ma quelli che sentirete più spesso al telegiornale sono il Brent e il WTI, entrambi leggeri e dolci e perciò molto richiesti. Il Brent è il petrolio del Mare del Nord, mentre il WTI è quello Texano. Anche se il WTI è leggermente migliore, dal 2010 costa qualche dollaro in meno del Brent perché ce n’è molto di più in circolazione.

Nonostante i prezzi di questi due benchmark differiscano di qualche dollaro, generalmente essi si muovono insieme, sincronizzati come sti scemi qua sotto.

Per questo spesso sentite parlare semplicemente di salita o calo del “prezzo del petrolio”: vuol dire che tutti i prezzi dei benchmark più importanti stanno salendo o scendendo.

Insomma, il “prezzo del petrolio” è una semplificazione: esistono diversi petroli con diversi prezzi. Ma anche per uno stesso tipo di greggio (mettiamo, il WTI), bisogna distinguere tra due prezzi differenti: il prezzo spot e il prezzo di un contratto future. Non vi spaventate, mo vi spiego che vuol dire.

Tipi di contratto

Sul mercato del petrolio ci sono due tipi di contratto: i contratti spot e i future.

I contratti spot sono semplici contratti in cui tu mi vendi tot barili di petrolio, io te li pago al prezzo del petrolio di oggi, dopodiché tu li metti su un camion e me li spedisci. Ovviamente, questo tipo di contratti viene fatto solo tra società petrolifere e aziende che usano il petrolio, perché i trader in borsa non saprebbero dove metterseli, quei barili. Questi contratti definiscono il prezzo attuale di un barile, chiamato appunto prezzo spot.

Il secondo tipo di contratto è il future. Con un future, il venditore e il compratore definiscono oggi il prezzo di una consegna di petrolio (di solito 1.000 barili) che avverrà tra un po’ di tempo (di solito un mese o tre mesi). Per entrambi, il future è una specie di assicurazione sul prezzo del greggio: dato che non sanno quanto sarà il prezzo spot tra tre mesi, fermano il prezzo ora con questo tipo di contratto, diminuendo il proprio rischio.

È come le prevendite dei concerti: a te che vuoi andare al concerto, servono ad assicurarti in anticipo di poter entrare evitando di trovare tutto esaurito e non avere altra scelta che farti spennare dai bagarini. Per chi organizza invece, la prevendita serve ad assicurarsi di avere lo stadio pieno.

Ora, i future sono contratti standardizzati (cioè, per fare un esempio: tutti i future su mille barili di petrolio WTI a tre mesi sono uguali e interscambiabili), il che li rende negoziabili su un mercato come quello azionario.

Su questo mercato ci sono un sacco di trader che il petrolio non l’hanno mai visto manco col binocolo, ma che tentano di fare profitti sfruttando le variazioni del suo prezzo. Questi infatti comprano future sul greggio quando pensano che il prezzo spot salirà e li vendono allo scoperto altrimenti. Aperta la loro posizione, possono decidere se tenerla aperta fino alla scadenza del future o chiuderla prima. Alla scadenza, se hanno ancora in mano il future, possono scegliere se farsi consegnare i barili o ricevere il corrispettivo in denaro al prezzo spot di quel giorno. Nel 98% dei casi si opta per la seconda, il che permette ai trader di fare profitti senza sporcarsi il colletto bianco.

Ma perché il prezzo del petrolio sale e scende?

Fattori che influenzano il prezzo del petrolio

Come per ogni cosa a questo mondo, il prezzo del petrolio è determinato dalla domanda e dall’offerta. Oltre agli automobilisti in coda al benzinaio, la domanda la creano le industrie: dai derivati del greggio infatti si genera l’energia che fa andare i macchinari. Inoltre, guardatevi attorno: tutta la roba di plastica che vedete è stata fatta a partire dal petrolio. Scommetto che ne vedete un bel po’.

L’offerta invece dipende da molti più fattori ed è in genere molto più variabile. Per esempio, quando i produttori aumentano la velocità di estrazione, il prezzo scende: aprendo di più i rubinetti, ci sarà più petrolio sul mercato e quindi il suo valore di mercato diminuirà.

Ecco perché molti dei più importanti Paesi produttori di greggio sono riuniti nell’OPEC (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) con lo scopo di mantenere i prezzi più stabili possibile. Quando il prezzo scende troppo, questi tipicamente decidono di comune accordo di tagliare la produzione.

Perciò, la stabilità politica dentro e tra i Paesi produttori è un altro fattore che influenza il prezzo del greggio. Sconvolgimenti politici, rivoluzioni e scontri armati (specialmente in Medio Oriente) tendono a farlo aumentare: provateci voi a estrarre il petrolio sotto i colpi di mortaio.

Infine, il prezzo del greggio è influenzato dal valore del dollaro. Per convenzione internazionale infatti, i barili si scambiano in dollari. Perciò, quando il verdone guadagna valore, a parità di prezzo, un barile di petrolio diventa più caro. Questo fa diminuire la domanda e di conseguenza il prezzo del petrolio.

Perché fare trading sul petrolio

Per un trader, i future sul petrolio hanno due caratteristiche molto appetitose. Prima di tutto sono molto liquidi, cioè si vendono molto facilmente (basta abbassare un po’ il prezzo tuttalpiù) e non si rischia di doverseli tenere controvoglia. Inoltre, come abbiamo visto, il prezzo dipende da molti fattori che cambiano continuamente ed è quindi molto volatile, il che rende possibile fare bei profitti (ma anche belle perdite!) in poco tempo.

Come faccio a fare trading sul petrolio?

I più comuni future sul petrolio vengono in tranche da 1.000 barili l’uno. Potete chiedere al vostro broker di comprarvene uno, ma al prezzo attuale del WTI, un future del genere costa 45.770 dollari. Un po’ tantino.

Un’alternativa per investire sul greggio senza dover vendere la macchina sono gli ETF: titoli basati sul prezzo del petrolio e scambiati su una borsa come delle azioni. Il prezzo di un ETF sul greggio è di solito quello di un barile di petrolio, quindi è già molto più ragionevole.

Se però volete fare trading sul petrolio con un ammontare a piacere, l’alternativa migliore è quella dei CFD, contratti per differenza che replicano l’andamento di un titolo. Sull’app di BUX per esempio, potete fare trading sul petrolio con dei CFD che seguono fedelmente il prezzo dei future sul WTI a un mese. E l’importo lo scegliete voi.

Insomma, per investire sul petrolio non vi serve fare spazio nel seminterrato. E ora sapete perché.

Scritto da

Leonardo Siligato

Laureato in Economia e Finanza alla Bocconi, è specializzato in Economia e Management dell’Innovazione Tecnologica presso la stessa università, dove ha lavorato come assistente di ricerca per un po’. Dopo un paio d’anni a Radio 24, nelle redazioni di Focus Economia e La Zanzara, è approdato a BUX, dove scrive di finanza per voi. Amante dell’alta montagna, per vivere non poteva scegliere posto migliore dei Paesi Bassi. Lo trovi su BUX come @Siligon_Valley e su Twitter come @leosiligato.

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